mercoledì 22 novembre 2017

Osvaldo Forno allo Studio Arte Mosè



comun. Stampa

Sabato 2 dicembre 2017 alle ore 18, nella galleria “Studio Arte Mosè”
di Rovigo, in via Fiume, 18 inaugurazione della personale tematica “Palcoscenico della vita  con meditazioni metafisiche
opere di
OSVALDO FORNO
La mostra nello Studio Arte Mosè di Rovigo sarà aperta dal 2 al 20 dicembre 2017
tutti i giorni feriali dal lunedì al venerdì dalle ore  16,30 alle ore 19,30.
Curatore  Dott. Vincenzo Baratella
La mostra raccoglie una quindicina di opere, in prevalenza olio su tela e disegni, di Osvaldo Forno
nato a Rovigo nel 1939 e vive a Polesella(RO). Inizia a dipingere nel 1959 come autodidatta. Nel 1964 consegue il diploma presso l'I­stituto d'Arte di Castelmassa (RO). Dal 1971 insegna presso l'Istituto Dosso Dossi di Ferrara. Artista con multiformi interessi si è sempre collocato al centro delle più attuali problematiche. Dal 1961 ha partecipato alle più importanti rassegne d'Arte italiane, ottenendo notevoli e ripetuti riconosci­menti. Da ricordare sono i premi ottenuti a Copparo (FE) nel 1968; a San Benedetto Po (MN) nel 1977-78; a Ferrara con il "Lascito Nicolini" nel 1979. Ha illustrato  «II Decamerone» di Boccaccio e il “Museo Boccaccio” di Certaldo conserva sue illustrazioni. Opere sono presenti nelle collezioni delle C.C. di Risparmio di Padova - Rovigo e all’Università per gli Studi di Ferrara. Come operatore culturale ha diretto a Rovigo con Gabbris Ferrari la Galleria d'Arte "Programma ART" dal 1969 al 1970. Nel 1979 è incaricato per le attività artistiche alla Roc­ca Possente di Stellata, Bondeno (FE). Partecipa ad Arte Fiera (Bologna) negli anni 1987-88-89. Nel 1991 il Circolo Culturale "Gino Piva" gli conferisce il Trofeo "Fetonte" per la scultura. Dal 1994 un suo bronzetto è Trofeo del premio "Città di Rovigo". Dal 2000 al 2001 ha diretto la Galleria "La Porta Verde ". Sue opere fanno parte della collezione "Generazioni Anni Trenta " al Museo Bargellini di Pieve di Cento. Lo "Joung Museum" di Revere (MN) nel 2002 ha acquisito suoi lavori. Nel 2003 ha esposto ne "La Pescheria Vecchia " di Este (Pd) e alla 50a Biennale di VE.
 “Et quid amabo nisi quod rerum metaphysica est?” Con questo interrogativo, dal tono retorico, Giorgio De Chirico iniziava l’indagine sulle cose e sull’uomo, oltre il sensibile, oltre la logica. Il concetto di enigma, indubbiamente innescato nella speculazione filosofica schopenhaueriana e nietzscheiana, è stato tanto ambìto nel secolo scorso da trovare seguaci in numerosi artisti. La  metafisica, perdendo l’originario intento ontologico dopo la “morte di Dio”, ha trovato fertile humus  nel labirinto delle idee introspettive e feconda continuità.  Osvaldo Forno è in questa rassegna un prosecutore sui generis. Alla quindicina di opere esposte allo Studio Arte Mosè, nella rassegna di dicembre, ho voluto dare il comune denominatore nelle tematiche con il titolo: Palcoscenico della vita con meditazioni metafisiche. Attraverso il linguaggio e la tecnica, pur evidenziando i distinguo da altri artisti, della metafisica, Osvaldo indaga l’uomo ed il contesto sociale. Questi sono attori e spettatori, nei reciproci scambi delle parti. La maggioranza calca il palcoscenico su cui si recita il ruolo della vita;  il sipario, quasi sempre a tinte sgargianti, a righe come le tovaglie per un desco di compartecipazione, si apre sull’enigma dell’essere e La finestra dell’io respira orizzonti da scoprire.  Vincenzo Baratella
il gazzettino 1.12.2017
la voce 5.12.2017

































il gazzettino 6.12.2017






mercoledì 11 ottobre 2017

Mosè Baratella: Che cosa è successo?
























Mosè Baratella, il pittore del Canal Bianco.
di Graziella Andreotti
“Studio Arte Mosè” è la galleria che Vincenzo Baratella ha voluto dedicare al padre Mosè e che gestisce assieme alla moglie Emanuela Prudenziato, cugina del pittore Angelo Prudenziato, nel comune amore per l’arte. Unica galleria a Rovigo ad avere il coraggio di proporre ogni mese giovani artisti sconosciuti accanto a chi la fama l’ha già conquistata.
Mosè Baratella (Pontecchio Polesine 17 novembre 1919 – Rovigo 23 aprile 2004) lo conobbi alla fine dei mitici anni Settanta, quando entrai a far parte del Gruppo Autori Polesani, fondato dal commediografo Miro Penzo. Il gruppo molto vivace era riuscito a raccogliere poeti, scrittori, storici, pittori, giornalisti, librai, giovani e meno giovani, molti esclusi dal gotha della cultura rodigina ma anche accademici dei Concordi e storici della Minelliana nascente. Succedeva così che i pittori offrissero le proprie tele per premiare i poeti. A distanza di tempo, sfogliando le pagine del periodico “Autori Polesani”, affiorano le firme di grandi figure accanto a giovani in erba scomparsi dalla scena.
Mosè Baratella era stato coinvolto dal poeta Alberto Marzolla, compagno di classe alle elementari e poi partigiano internato nei campi in Germania. Faceva parte di questo movimento di autori polesani e veneti, pur tenendosi in disparte.
Baratella era un grande artista, che aveva dedicato tutta la vita alla pittura, alla scultura e alla grafica, riconosciuto e stimato fuori ma non negli ambienti chiusi e ristretti della sua città, dove a dominare erano i professori di disegno. Erano gli anni di Angelo Prudenziato, di Gisella Breseghello, di Edoardo Chendi, di Osvaldo Forno, di Gabbris Ferrari, di Beppe Giuliani, di Ilario Bellinazzi. Lo scultore Virgilio Milani, dopo aver lasciato tante terrecotte e sculture in marmo e in bronzo, moriva nel 1977. Rimaneva Cesare Zancanaro con le sue opere in ferro, rame e argento. Paolo Gioli, fotografo sperimentale, pittore e regista, ospite di Milani fin dalla giovinezza nella casa di Viale Trieste, tentava l’America, Roma, Milano, Venezia. Ora vive in romitaggio con moglie e gatti nella campagna di Lendinara sotto l’Adige. Forse l’unico noto nell’ambito delle biennali veneziane, è sconosciuto al grande pubblico polesano.
Mosè Baratella non poteva lasciare come Gioli le atmosfere nebbiose della sua città. Il lavoro, la famiglia, la moglie gelosa di tutti quei ritratti femminili erano una prigione per i voli della sua arte.
Il figlio Vincenzo ricorda un calcio dato dal padre a un ritratto che rappresentava una signora in costume da bagno, incontrata sul lago di Como, con la quale c’era stato anche un rapporto epistolare ma forse nulla di più. Quel calcio sacrilego aveva procurato uno strappo alla tela ma aveva portato la pace in famiglia.
Una dolce signora di Rovigo racconta gli incontri con Mosè, presso la libreria Spaziolibri di Giolo Cattaneo, a parlare d’arte, a godere con lui delle opere terminate la notte prima.
Alcuni dei suoi dipinti sono stati attribuiti a un pittore di fama internazionale – ma di quel pittore è stato aggiunto solo il nome - e Mosè ha fatto in tempo a subire questo ennesimo affronto. Ne vide uno – a pochi anni dalla morte – in una grande mostra allestita a Rovigo. Borbottò qualcosa ma non reagì, – com’era nel suo stile. Forse malinconia o forse finalmente grande approvazione in un’identità rubata.
Sono migliaia le opere di Baratella. Impossibile contare quelle presenti nelle case. Ogni tanto si incontra qualcuno, felice di possedere una natura morta, un ritratto, un paesaggio, un olio, un gessetto, una matita di Mosè.
Era consapevole del valore delle sue creazioni, ma si sentiva incompreso come Ligabue, si sentiva – a torto – inferiore agli accademici. Qualche centinaio gli autoritratti nei quali Baratella si rappresenta, spesso con le sembianze di Ligabue. Un'ossessione non momentanea ma lunga negli anni, affidata a cromatismi vivaci e intensi, a deformazioni formali provocanti, a occhi tristi e stralunati, a bocche spalancate, per esprimere un'inquietudine mai sopita, un grido di dolore e di rabbia, un'amarezza che lo faceva diventare Ligabue, Munch, Van Gogh, Napoleone, Beethoven, re, sultano, ciclista, corsaro, gallo, aquila, lepre.
Padrone di mezzi e tecniche, succedeva che amici pittori ricorressero a lui per completare una mano o un occhio che non venivano. Mosè acconsentiva e non chiedeva nulla.
Studiava, leggeva libri d’arte, conosceva tutto dei grandi pittori del passato. Assiduo frequentatore delle biennali, ha interpretato le correnti del Novecento, creando lo stile di Mosè.
Uomo del proprio tempo, è passato dalla pittura en plein air, con angoli cittadini e paesaggi polesani, alle nature morte, ai ritratti, agli autoritratti, alle rappresentazioni del periodo del dissenso, alla serie “le piazze d’Italia” fino alla Maternità, un olio del 2003, a pochi mesi dalla morte. Negli ultimi decenni del Novecento, abbandonando la pittura accademica da cavalletto e da atelier, si apre ai temi sociali, alle battaglie sindacali, alle contestazioni. E la sua reazione al passato esplode in soggetti nuovi, in linee e tonalità che esprimono il divenire di una cultura in rapida evoluzione. Quadri che avrebbero trovato degna collocazione solamente nella dimora di Peggy Guggenheim a Venezia.
L’opera di Mosè cerca ora finalmente grandi spazi per essere goduta e apprezzata: un intero Roncale, un Roverella. Ma Rovigo non è cambiata.
Mosè teneva in casa rotoli di tela per tagliare ogni giorno il pezzo necessario. Costretto spesso a usare l’olio sulla carta – costava meno di una tela - per non rinunciare alla prorompente vena creativa. Vendeva o svendeva per pagarsi le sigarette Astor, i colori, le tele, le cornici, senza intaccare il suo modesto stipendio di impiegato. E dopo il lavoro, a sera, sempre per arrotondare, a dipingere madonnine per i devoti.
A vederlo sembrava la persona più tranquilla ma, con il suo atteggiamento sornione, aveva dato filo da torcere ai gerarchi fascisti. No, il sabato fascista non era per lui: non voleva né sfilare né cantare Giovinezza, Faccetta nera o La sagra di Giarabub. Preferiva il silenzio della guardina dei carabinieri a Polesella. A sera, era già a casa.
Negli ultimi decenni di vita lo si poteva incontrare in piazza Vittorio Emanuele II, non alto, elegante, il cappello a larga falda, un Panizza di paglia di riso d’estate o un Borsalino di feltro d’inverno, la sigaretta in mano, poche parole, due grandi occhi azzurri e un fascio di tele o di disegni in una cartellina o arrotolati sotto il braccio per l'approvazione degli amici o di qualche acquirente.
Se lasciava la casa di via Viviani, appena fuori le mura, passato il Volto di San Bortolo, lo faceva per raggiungere la quiete della campagna con il poeta Alberto Marzolla, con il professor Alfredo Turolla e con gli amici di Pontecchio e Bosaro nella vecchia casa lungo il Canal Bianco. E qui fu incantato da due lavandaie, la Pina e la Renata Filippi, che sciacquavano i panni nelle acque che bagnavano la Campagna Grande – ora del conte Valier - che dipinse più volte negli anni Cinquanta e che riprodusse negli anni Ottanta. Il figlio Vincenzo conserva una foto scattata dal fratello delle Filippi con lo stesso soggetto.
Vincenzo sta cercando di rendere giustizia alla produzione abbondante e poliedrica del padre negli spazi della sua galleria, ritrovo di artisti veneti, friulani, toscani, lombardi, emiliani, marchigiani, romani. Qui sono passati in molti, pittori e critici d’arte. Alcuni, come Raimondo Lorenzetti e Toni Zarpellon, hanno avuto l’onore della Biennale; Vico Calabrò ha illustrato i canti di Bepi De Marzi; altri sono scomparsi ma sempre vivi e presenti nelle loro opere conservate presso grandi pinacoteche.
Qui si incontrano artisti, storici, poeti, giornalisti, musicisti, polesani e non polesani, per parlare d’arte e di cultura. Si può dire che lo Studio Arte Mosè abbia preso il posto dello studio di Antonio Romagnolo, storico e critico d’arte, quando era direttore della pinacoteca dell’Accademia dei Concordi. La vera accademia, il vero gotha rodigino è qui nel colore e nelle suggestioni dell’arte, nell’amore e nella gioia che Vincenzo ed Emanuela sanno trasmettere. Finalmente un luogo in cui si può ancora parlare d’arte, a tu per tu con l’artista. E da qualche mese è entrata anche la musica con il maestro Pajarini ad allietare le vernici.
L’ospitalità di Vincenzo e della moglie Emanuela era riuscita a conquistare persino la ruvida scorza di Gian Antonio Cibotto. Fino a qualche anno prima della morte, lo scrittore rodigino, dopo un saluto alla Madonna di Pompei nella chiesetta delle Fosse, amava trascorrere i pomeriggi in affabile conversazione sul divano della galleria, a pochi passi dalla sua villa in Viale Trieste. Allora si scioglieva nei ricordi del periodo romano, da Guttuso a Picasso, da Visconti a Fellini. Quel Cibotto che a Leo Longanesi, che gli chiedeva di ristampare Cronache dell’alluvione, aveva risposto: “Mi consideri estinto”. (Copyright Dott.ssa Graziella Andreotti)



MOSE’ BARATELLA:  
Che cosa è successo? 
E’ la continuazione delle tematiche, sempre di attualità, emerse in parte nelle opere esposte al pubblico nella rassegna di un anno fa. In quella occasione proposi disegni, gessetti, matite, oli sotto il comune denominatore Preoccupanti coeve verità di Mosè. L’ingente produzione artistica di Baratella trovò fonte d’ispirazione dalle plurime esigenze di emancipazione, dagli avvenimenti socio-politici, dai mutamenti di costume che si svolsero, anche attraverso aperta violenza, durante l’ultimo trentennio del secolo scorso. Buona parte dell’opera pittorica di Mosè Baratella non fu immune dall’attrazione ispiratrice nei fenomeni sociali e di cambiamento troppo veloci nel passaggio e altrettanto incisivi e decisivi sulla mentalità comune, costretta a mutare modo di vita e di pensare in modo rapido e repentino. Mosè s’accorse che era finito il tempo del paesaggio estemporaneo, en plein air, delle nature morte pseudo accademiche con lo sfondo scuro, delle figurine statiche a sanguigna.  In una manciata di decenni, dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Settanta, Ottanta, le innovazioni e, proporzionali a queste, i modelli di vita ostentarono i cambiamenti e l’adattamento ad essi. Dal carro all’autovettura popolare, dalla donna sottomessa nella famiglia patriarcale al sex symbol, alla emancipazione, all’autodeterminazione nel  procreare, alle pari opportunità con la velocità dello tsunami. Dalla neonata repubblica, dopo il Ventennio, emergono, con le ricostruzioni ed il boom, le battaglie sindacali, gli scioperi, gli statuti, le tutele di categoria. S’alternano i partiti e con essi destra, centro e sinistra… poteri e scontri forti che sfociano in stragi, attentati e anni di piombo. Mosè, il pittore da atelier come quelli della sua generazione, appese il grembiule al cavalletto, e pur non ignorando la sua produzione che garantiva la qualità tecnica, formale e contenutistica delle opere  legate al realismo, a connotazione museale - i ritratti e gli autoritratti seguirono questa metodica fino all’ultimo giorno di vita dell’artista -, mostrò spiccato interesse per il sociale nelle più complesse articolazioni. I temi sviluppati si estendevano dai fatti  di cronaca, mai fine a se stessi, alle discutibili esibizioni di una società incanalata nel flusso di torrente mutevole. Un fil rouge che lega  l’opera di Mosè all’effetto rappresentato al suo dante causa. La reazione al passato palesa avvenimenti di disagio nella massa e innesca un processo di avvenimenti consequenziali ai quali c’è dipendenza pure ai giorni nostri e per i quali sorge il quesito: come e cosa è successo? In questo stile la narrazione di Mosè Baratella anticipa gli effetti della realtà a lui contemporanea. Ciò è un pregio che lo rende ex grege tra gli artisti del Novecento.  Vincenzo Baratella 








































mercoledì 27 settembre 2017

Gian Antonio Cibotto e ritratti in galleria

Rassegna inserita nell'ottobre rodigino.
Presentazione del libro\catalogo di Baratella Vincenzo su Gian Antonio Cibotto.
Un libro che ricorda momenti piacevoli e pregni di cultura nello Studio Arte Mosè.
La presentazione libro è nella Sala Gran Guardia di Rovigo, piazza V. Emanuele II..



giovedì 8 giugno 2017

Studio Arte Mosè presenta: Appunti di viaggio

Perché ho scritto “Appunti di viaggio in Sud Tirolo”?

Il libro  è il frutto  di un assemblaggio  delle esperienze  e degli arricchimenti culturali che  ho avuto modo di vivere in  numerose permanenze estive  in Sud Tirolo, scansionate  nell’arco temporale di alcuni anni. La ricostruzione  è avvenuta  mettendo in ordine i ricordi, le impressioni e  gli innumerevoli scatti fotografici, selezionati accuratamente per esprimere al meglio non solo il ricordo, ma anche la sensazione del momento. Il lavoro più minuzioso è stato fatto  nel raccogliere le curiosità  storiche  su  alcuni dei luoghi visitati. La pubblicazione, evitando di essere manuale di consultazione, né guida turistica, ha nello specifico un ricco apparato fotografico allo scopo di  coinvolgere il lettore nella condivisione dell’esperienza piacevole del viaggio.

Chi sono?
Emanuela Prudenziato, laureata a Ferrara, vive a  Rovigo; insegna lettere al Liceo Statale Celio-Roccati. Autrice di Ritratti. Curatrice della galleria rodigina Studio Arte Mosè. Ha redatto cataloghi d’arte.


Alcuni momenti alla Gran Guardia di Rovigo

lunedì 1 maggio 2017

RASSEGNA GRAFICA allo Studio Arte Mosè




IMMAGINE, FANTASIA, ILLUSIONE
Rassegna grafica
Studio Arte Mosè
dal 06 al 31 maggio 2017


Curatore Vincenzo Baratella

Ricerca allestimento prof.ssa Emanuela Prudenziato

Intermezzo musicale del prof. Giuliano Pajarini

Sabato 06 maggio 2017 alle ore 18,00 lo Studio Arte Mosè di Rovigo presenta la rassegna di opere grafiche grazie alla ricerca della prof.ssa Emanuela Prudenziato presso collezionisti e gallerie;  un importante appuntamento con prestigiosi rappresentanti dell’arte del Novecento.
“La concretizzazione della capacità d’immaginazione è frutto  di razionalità, tecnica esecutiva, conoscenza dei materiali, delle reazioni chimiche che conducono ad  un’interpretazione poetica del vero. Ogni  elemento raffigurato  esprime   non solo sé stesso, ma altresì  l’animo  dell’autore, il suo modo di sentire, interagire con la realtà. Volontà  di esprimere il mondo, la visione di ciò che al di fuori  del controllo logico, ma gli appartiene come dimensione irrinunciabile del vivere e dell’essere artista”. [Emanuela Prudenziato]
Le opere presenti in mostra saranno illustrate e nel dettaglio tecnico sia nel contesto storico della realizzazione dal curatore prof. Vincenzo Baratella.
Sono opere di:
Baratella Mosè  Pontecchio Pol. 1919  - Rovigo 2004. Dedicatosi alla pittura fin da giovanetto, curò molto il disegno e la pittura ad olio. Schivo dell’ambiente culturale circoscritto e clientelare della città nativa, esibì le sue opere in personali e rassegne  collettive soprattutto a Venezia ed in parte a Ferrara. Amò la ritrattistica, lasciando cospicue testimonianze. Negli anni Settanta-Ottanta si dedicò ad un’arte concettuale, focalizzando i temi sociali coevi. Sperimentò diverse tecniche, pur non abbandonando mai il figurativo. Oltre cento sono gli autoritratti. Enorme è l’eredità di opere.
Vico Calabrò è nato ad Agordo (Belluno) nel 1938 e risiede a Caldogno (Vicenza). Dopo studi scientifici (1961) si dedica alla pittura avendo per maestro Bruno Saetti che lo accoglie spesso nella casa di Montepiano sull'Appennino. Ha fatto viaggi di studio in Italia nel 1962 per ricerche sugli affreschi di Giotto, di Masaccio e di Michelangelo. 1965-69 Insegnante di Educazione Artistica in Cadore. Ha illustrato numerosi libri. Famosi gli affreschi ed i murales. Ingente la produzione grafica.
Osvaldo Raffaele Forno è nato a Rovigo nel 1939 dove vive. Inizia a dipingere nel 1959. Consegue il diploma presso l’Istituto d’Arte di Castelmassa (Ro). Nel 1969-70 frequenta corsi di litografia a Urbino col Maestro Carlo Ceci. Dal 1971 inizia il suo insegnamento all’Istituto Dosso Dossi di Ferrara, fino al 1992. Negli anni Novanta collabora con il Comune di Rovigo allestendo mostre. Nel 1999 dirige la Galleria d’Arte “La porta Verde”.
Achille Funi (Ferrara, 26 febbraio 1890Appiano Gentile, 26 luglio 1972) ricordato fra gli iniziatori del movimento artistico del Novecento a Milano. È stato anche scultore, architetto, illustratore, scenografo e grafico. Negli anni Trenta ha teorizzato e praticato il ritorno alla pittura murale. Diplomatosi nel 1910 presso l'Accademia di Belle Arti di Brera (dove poi insegnò dal 1939 al 1960) nel 1914 aderì al movimento futurista.
Cesco Magnolato nasce a Noventa di Piave nel 1926. Magnolato è dalla sua tenera età in contatto con le difficoltà sociali dei lavoratori. Compiute le scuole elementari e media a San Donà, nei primi anni 1940 si sposta a Venezia per frequentare il Liceo artistico, successivamente il corso di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Tra i suoi maestri si ricordano Guido Cadorin. E’ assistente di Giovanni Giuliani in seguito diviene titolare della stessa cattedra fino al 1984. Nel 1954 ha ricevuto il 1º premio per l'incisione alla XXVI Biennale di Venezia
Luigi Marcon, pittore e incisore è nato a Tarzo (TV) nel 1938. Vive e lavora a Vittorio Veneto. Ha curato la sua formazione artistica all’Istituto d’Arte e alla Scuola Internazionale della Grafica di Venezia. Ha insegnato tecniche d’incisione presso il Centro Iniziative Culturali di Pordenone, alla “Saletta della Grafica” di Vittorio Veneto, a Castelfranco Veneto, a Bassano, a Vicenza e a Molfetta. In quaranta anni di attività ha tenuto numerose mostre personali ed ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed estere conseguendo vari riconoscimenti. Ha inciso più di 6000 differenti soggetti seguendo tecniche calcografiche. Stampa personalmente le sue incisioni.
Giorgio Pomodoro, in arte Giò Pomodoro (Orciano di Pesaro, 17 novembre 1930Milano, 21 dicembre 2002), è stato uno scultore, orafo, incisore e scenografo italiano. Viene considerato uno fra i più importanti scultori astratti del panorama internazionale del XX secolo. Era il fratello del noto scultore Arnaldo Pomodoro.
 Ermes Simili (1923-2014)Per l’eccessiva modestia o forse per il carattere schivo e poco propenso all’autocelebrazione, la sua storia è rimasta per lungo tempo chiusa nel cassetto. Mosse i primi passi nel campo dell’Arte seguendo la sua personalissima ispirazione ed operò con tanta passione senza mai dimenticare le sue origini, la sua terra, fissando dal vero senza sosta su centinaia di fogli e con intima emozione la vita attorno a sé, usando l’inseparabile matita o il carboncino o le cere colorate o incidendo…” (la ricostruzione sull’opera e sull’Artista è fatta dalla figlia).
Angelo Prudenziato (1907–1980) Artista fecondo e poliedrico. Si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Virgilio Guidi, con il quale manterrà rapporti di amicizia e collaborazione. Aderì al Futurismo mostrando una spiccata predisposizione alla corrente marinettiana. Fu docente di educazione artistica presso le scuole medie rodigine. Curò in modo particolare l’incisione. Sperimentò innovative tecniche; famose le cortecce.
Roberto Tonelli è nato a Bologna nel 1942. Vive e lavora a Piacenza dove si è formato all’Istituto d’Arte “F.Gazzola” compiendo studi specifici sull’incisione. E’ socio fondatore dell’Atelier del Borgo, associazione per la valorizzazione dell’opera d’arte su carta ed in particolare della grafica originale.
Girolamo Battista Tregambe (Brescia 14-7-1937 – Botticino 5–4-2015) Dopo circa trent’anni di esperienza pittorica, ha iniziato a incidere nel 1981 praticando di preferenza la tecnica dell’acquaforte. Molte sono presenti presso la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano e in numerosi archivi. Ha fatto parte dell’Associazione Nazionale Incisori Italiani.


La mostra , a ingresso libero, sarà visitabile:
dal 06 al 31 maggio 2017 tutti i giorni feriali
dal lunedì al venerdì dalle 16,30 alle 19,30
 
il Vice-Sindaco di Rovigo Avv. Ezio Conchi e Vincenzo Baratella; inaugurazione rassegna
momenti dell'inaugurazione