lunedì 27 aprile 2015

CLAUDIO MONNINI





MONNINI   CLAUDIO: la tranquillità inquietante.
Personale allo STUDIO ARTE MOSE'
dal  09 al 28 maggio 2015.
Inaugurazione sabato 9.5.2015 alle ore 18.
  
 
 CLAUDIO  MONNINI: la tranquillità inquietante.

Il ricordo è ancora vivo da quel lontano pomeriggio nella rassegna d’arte padovana. L’impatto fu straordinariamente singolare: grandi tele, colori omogenei nella gamma dell’ocra-verde-giallo interrotti da sprazzi di luce. Paesaggi improbabili abitati da  eleganti figure femminili.  Quadri scenici, di grande efficacia visiva; così è l’opera di un artista che è anche architetto e scenografo. Monnini usa i primi piani per fissare le donne, di spalle, protese nell’avanzare su spiagge primigenie; rene lambite da acque viscose, colpite da barbagli di luce, colonne di fumo da vulcani di evi scomparsi, sporadici alberi che squassano il cielo nella maestosità delle fronde di secolari ulivi… La scena si presenta come una sorta di cartolina delle origini del mondo; il luogo stravolto da luci-ombre, scarse presenze ed un erotismo latente. Sono forse gli “amminoacidi” formati e datori della vita che verrà. L’artista milanese mostra “Eva” callipigia destinata a calcare la scena dell’umanità, protagonista della vita, mostrandosi nell’andatura lenta verso panorami senza  fine. La sfida di Monnini è di farci stupire; è artefice di scene che annunciano la partenogenesi della vita nell’andatura verso l’infinito con elementi di indiscussa e provata ansia. Tra colonne di fumo, trombe d'aria innocue, senza tempesta, incommensurabili spazi, la protagonista, procace nella sua nudità, incede in ambienti innaturali, non esperiti. Monnini traccia prospettive pilotando l’occhio sul  punto  di fuoco; la meta nella quale dovrà concludersi il messaggio; l’orizzonte come asse magnetico della vita, senza vizi, essenziale, oltre la sfera del raziocinio. In effetti l’artista coltiva un estetismo funzionale: il soggetto si culla nel dondolio dell’andatura; la donna è piacente, bella oltre la mera fruizione oggettuale. Emerge il gusto del bello come mezzo di trasmissione delle emozioni … dannunziano. Monnini crea il ponte tra l’età dell’oro nella quale governa l’edonismo matricale nell’habitat terracqueo dalla tranquillità inquietante. Ossimoro questo per significare la calma estatica contrapposta ad esplosioni primigenie e bagliori su squarci di cielo dove solo un dio occulto incentiverà il popolamento di quell’Eden. La figura femminile, contrariamente al racconto essoterico, è protagonista sostitutiva di Adamo. La nudità emana un sensualismo religioso, mai volgare; è l’icona della dea madre, colonizzatrice della terra, unitamente all’albero. In primo piano è lei, donna, che apre il sipario sulla grande Aurora.               Vincenzo Baratella

Claudio Monnini, pittore, (ma anche architetto e scenografo) è nato a Milano nel 1965. Oltre ad un’avviata carriera presso la Wannabee Gallery di Milano, con cui espone da anni in personali e collettive, ha partecipato a diverse mostre istituzionali in Italia e all’estero.

Stilisticamente Claudio Monnini è l’affermazione di una pittura “di mano”, sicura e veloce nel tratto, determinata da una conoscenza del disegno che non necessita dell’ausilio del mezzo fotografico per raggiungere un realismo forte ed espressivo.

È ritenuto uno dei ritrattisti di punta nel panorama della nuova figurazione italiana.

Principali collettive recenti:
"Arte Genova" Wannabee Gallery, Milano, Febbraio 2014
"Immagina Arte in fiera" Mirabilia Arte & Cultura, Reggio nell'Emila, Novemrer 2013
“ArteCremona”, Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano, Febbraio 2013
“Bergamo Artefiera” Wannabee Gallery, Milano, Gennaio 2013
“Arte Piacenza” Wannabee Gallery, Milano, Novembre 2012
" Il Mito del Vero 2012 | Apokalips", Regione Lombardia, Milano, Giugno 2012
"Italian Portraits"-Salone del Mobile Milano-Gruppo d'Arte,Rho, Milano, Aprile 2012
"AAM. Arte Accessibile Milano" Wannabee Gallery, Milano, Aprile 2012
"AAM. Arte Accessibile Milano - Pop up" Sputnik, Milano, Aprile 2012
“XXS” Galleria Visconti, Ljubljana, Febbraio 2012
“Arte Cremona”, Wannabee Gallery, Cremona, Febbraio 2012
“Sotto l’albero”, Wannabee Gallery, Milano, Dicembre 2011
“Step09”, Galleria Bianca Maria Rizzi & Mathias Ritter, Milano, Novembre 2011
“Arte Padova” Fiera di Padova, Wannabee Gallery Novembre 2011
 “Padiglione Italia la Biennale di Venezia 54. Milano Giugno - Novembre 2011
“Acqua” Nuovo spazio arte contemporanea, Piacenza Giugno 2011
“La vita in una Battuta- Artisti per Unamanoallavita”,  asta di beneficienza con Christie’s e Wannabee Gallery, Milano, Aprile 2011
“ArteCremona”, Wannabee Gallery, Milano, Febbraio 2011
“Biroshow”,  The White Gallery, Milano, Gennaio 2011
“Marilyn Nomore”, Wannabee Gallery, Milano, Dicembre 2010
“Ritratti italiani”, a cura di Vittorio Sgarbi, Fondazione Durini, Milano, Ottobre 2010
“Fossili contemporanei”, a cura di Vladek Cwaliski, Wannabee Gallery, MIlano, Settembre 2010
“Ritratti italiani”, a cura di Vittorio Sgarbi, Galleria d’arte Moderna Aroldo Bonzagni, Auditorium S. Lorenzo, Cento (FE), Luglio 2010
''Recycle and Reuse'', AWARE 1st Annual Fundraiser, The Culy Warehouse, San Diego, USA, Agosto 2010
“Do you droopal”, Accademia delle Belle Arti di Brera, Milano, Giugno 2011
“Rolling Readers”, San Diego Children Museum, San Diego, USA, Giugno 2010
“Una Notte a Milano / One Night in Milan”, The San Diego World Trade Center, San Diego, USA, Aprile 2010
“Colora Milano”, Fondazione Casa di Letizia Moratti, Milano, Aprile 2010
“XXS”, a cura di Sputnik arts project, Superstudiopiù, Milano, Marzo 2010
“Crisis, what crisis?”, a cura di Silvia Pettinicchio e Cristina Ferraro, Wannabee Gallery, Milano, Febbraio 2010
“Christmas mARTket”, Wannabee Gallery, Milano, Dicembre 2009
“Casa di bambola”, a cura di Mariangela Maritato, Strada sotterranea del castello, Vigevano (PV), Novembre 2009
“The masked ball”, a cura di Alberto Gencarelli, Villa Castelbarco, Vaprio D’Adda (MI), Novembre 2009
“Another break in the wall”, a cura di Silvia Pettinicchio e Cristina Ferraro, Wannabee Gallery, Milano, Novembre 2009
“What Is Jazz To You?”, The San Diego Jazz Musicians Guild - The First Annual  Art exhibition, San Diego, USA, Settembre 2009
“Seven Italian Artists”, Cirello Gallery, San Diego, USA, Luglio 2009
''One-foot Show'' e ''Regional Show'', a cura di Samir Chala, SDAI (San Diego Art Institute) Museum of the Living Artists, San Diego, USA, Giugno 2009
“Pensieri & parole, Arte erotica e pornografia”, a di cura di Giovanni Serafini e Giorgio Lodetti, Le segrete di bocca, Milano, Maggio 2009
“Undercover”, a cura di Mimmo di Marzio, Wannabee Gallery, Milano, Aprile 2009
“Love nest”, a cura di Samir Chala, Wannabee Gallery, Milano, Marzo 2009
“Exploration of the spirit”, Artfusion Gallery, Miami, USA, Gennaio 2009
“Christmas mARTket”, Galleria Artepensiero, Milano, Dicembre 2008
“Male di miele”, a cura di Silvia Pettinicchio e Marco Pozzi, Revel scalo d’Isola, Milano, Dicembre 2008.
“Artisti per Arianna”, Superstudiopiù, asta di beneficienza promossa da Christie’s, Milano, Novembre 200
“Sex toys”, Wannabee Gallery, Milano, Ottobre 2008
''Vade retro. Arte e omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles'', a cura di Vittorio Sgarbi ed Eugenio Viola, Palazzina Reale di S. Maria Novella, Firenze, Ottobre 2007
''Nuovi pittori della realtà'', a cura di Vittorio Sgarbi e Maurizio Sciaccaluga, PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea), Milano, Ottobre 2007
''58° Premio Michetti. Nuovi Realismi'', a cura di Vittorio Sgarbi e Maurizio Sciaccaluga, Fondazione Michetti, Francavilla al Mare, (CH) Luglio 2007
''Art in mind. Restricted area - Five bodies in 300x 150cm'', Brick Lane Gallery, London, Luglio 2007
''Vade retro. Arte e omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles '', a cura di Vittorio Sgarbi ed Eugenio Viola, Palazzo della Ragione, Milano, Luglio 2007
 
 

 


Principali personali recenti:
"Day dream", Wannabee Gallery, Montalcino (Si) Aprile 2013
"Vento di Terra", Wannabee Gallery, MIlano - V-Artproject, Valenza (AL), November 2012
"Vento di Terra" Sede principale Assicurazioni Generali, Reggio Emilia, Ottobre2012
“Arte Genova”, Wannabee Gallery, Genova, Febbraio 2012
“Tutto il rosa della vita, by Gazzetta dello sport”, Geode alla Fortezza da Basso, Firenze, Pitti Uomo 80°, Giugno 2011
“La sindrome di Ulisse”, a cura di Viviana Siviero, Wannabee Gallery, Milano, Maggio 2011
“Establishing shot  / Step09”,  Wannabee Gallery, Milano, Novembre 2010
“Finis terrae”, QB, Milano, Giugno 2010
“Stati di illuminazione”, a cura di Silvia Pettinicchio, palazzo comunale di Celle Ligure (SV), Giugno 2010
“Hortus animae. Corpus animae”, a cura di Alessandro Riva, Wannabee Gallery, Milano, Ottobre 2009
“Art terminal opening evening”, Open atelier event, Milano, Maggio 2008
 
DICONO DI LUI
2012 Francesca Baboni e Stefano Taddei
2012 Giacomo Maria Prati
2011 Viviana Siviero, Silvia Pettinicchio
2011 Vivimilano
2010 Vittorio Sgarbi 
2009 Mariangela Maritato
2009  Giovanni Serafin
2009 Alessandro Riva, Silvia Pettinicchio
2009 La Repubblica
2007 Vittorio Sgarbi Maurizio Sciaccaluga
2007 Vittorio Sgarbi Eugenio Viola
 
CATALOGHI
2012 “Vento di terra”
2011 “La sindrome di Ulisse”
2010 "Ritratti italiani"
2010 “Establishing shot”
2009 "Arte di plastica"
2009 “Casa di bambola”
2009 “Another break in the wall”
2009  “Hortus animae. Corpus animae”
2008 "Sex toys"
2007 "Nuovi pittori della realtà"
2007 “Vade retro. Arte e omosessualità. Da von Gloeden a Pierre et Gilles"
2007 "58° premio Michetti "
TV E VIDEO
2011 Elite shopping TV
2007 Rai 3

ALCUNE OPERE
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lunedì 6 aprile 2015

PIERO COSTA

PIERO COSTA
"le copie infedeli"
PERSONALE
ALLO STUDIO ARTE MOSE'
DALL' 11 AL 30 APRILE 2015
 

 
PIERO COSTA:

LE COPIE INFEDELI

Costa,  milanese, nel 1954 emigra in molti Paesi dell’ America Latina per rientrare nel 1970 nella città natale, dove attualmente vive e lavora. A Caracas perfeziona e predilige l’arte surrealista e nelle personali a Curacao, Città del Messico, Lima riscuote notevole successo. La fase espositiva si estenderà negli USA e in Italia dagli anni ottanta ad oggi. Sarà presente all’Expo Milano 2015. Mi rivelò, in una conversazione, la straordinaria attrazione per i capolavori della pittura che ebbe modo di ammirare nei diversi musei del mondo. I grandi maestri lo hanno incantato a tal punto da indurlo ad impossessarsi delle  loro creazioni. Lo scopo non è solamente nell’intenzione di copiare, né di confrontarsi nelle abilità, ma di rendere personale la fruizione attraverso l’inclusione di particolari critici, umoristici, satirici. La “copia infedele” come operazione per dare una verve di coeva modernità al capolavoro e diffonderlo con l’ottica critica del “copista”:  il Cavaliere di Simone Martini si sposta nella vallata grazie al meccanismo a molla … L’eterno quesito di chi muove i fili,  la carica, il giocattolo bellico. La fanciulla di Vermeer, segno dei tempi, mostra il cellulare e l’orecchino di perla passa in secondo piano; analogamente la suonatrice di chitarra del genio olandese si esibisce in un karaoke, ben attenta alla base musicale diffusa dallo strumento elettronico, visibile sulla consolle seicentesca. Sulla buccia della frutta, nelle nature morte di Zurbaran, Sanchez Cotàn, campeggiano note marche di multinazionali e tra le pieghe della tovaglia, debitamente di Fiandra, qualcuno ha dimenticato l’accendino o l’automobilina del bimbo. Gli hamburger lievitano verso il cielo e, per raggiungere tante ghiottonerie, Magritte invierà la sua schiera di omini con bombetta ed ombrello. Marte sfoggia un vistoso tatuaggio sull’omero destro: non fate la guerra, fate l’amore. Piero Costa, sarcastico, ama ritrarsi accanto e nello studio dei Maestri; giochi delle parti, delle apparizioni di oggetti e strumenti attuali per staccare con il continuum quotidiano e far vedere la nuova realtà. Surrealista dunque nell’estrapolare dall’ovvietà  fenomenologica i significati desiderati oltre la peculiare funzione oggettuale. I soggetti vengono scansionati e ricompattati con l’intento razionale di realizzare il tema vivo, oltre il reale quotidiano, al di là della spettacolarità estetica della copia, che diviene quindi infedele. Indubbiamente nell’accorpamento s’avvertono le dinamiche surrealiste e la predilezione dell’Artista milanese alla corrente di Breton; tuttavia s’intuisce una disgiunzione al legame di corrente poiché Costa, nell’impegno inquisitorio di ricerca, ha fatto emergere massimamente il desiderio di appropriazione individuale di ciò che ha amato e di fare sue le testimonianze più grandi.                     Vincenzo Baratella

P. Costa, Incubo
P. Costa, Karaoke.

Piero Costa. Le copie Infedeli.

Sara Milan

Un orologio, un kiwi, una radio sono i protagonisti delle “Copie Infedeli” di Piero Costa, esposte presso lo Studio Arte Mosè fino il 30 Aprile.

L'artista dà prova della sua abilità pittorica nel riproporre le opere dei grandi della storia dell'arte, da Vermeer a Dalì, attraversando epoche e stili diversi. La sua non è una semplice attività da copista, tutt'altro: in ogni sua opera, magistralmente inseriti nella composizione, si aggiungono elementi di contemporaneità come se fossero involontari anacronismi in un fotogramma cinematografico. Giove in posa nudo, fiero e potente con il tridente nella mano destra, dimentica di togliersi l'orologio dal polso sinistro. La suonatrice di liuto di Vermeer sembra farsi accompagnare dalla musica della radio posta sul comodino.

Nella produzione del Costa si oltrepassa quindi, il confine tra ciò che è proprio dell'opera e il contesto contemporaneo in cui l'opera è inserita: non esiste un passato e un presente, un “dentro l'opera” e un “fuori l'opera”, ma un continuum, una mescolanza tra elementi e simboli della tradizione e della modernità.

Al vernissage del 11 Aprile, Piero Costa ha raccontato al pubblico come, dopo anni trascorsi in America Latina, stabilitosi a Milano nel 1970, frequentasse assiduamente le gallerie dell'Accademia di Brera, per fare propri i modelli della grande arte europea. L'artista si ispira inoltre al principio pubblicato nel Manifesto del Surrealismo del 1924, per cui: “[Il surrealismo è un] Automatismo psichico puro mediante il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero, con assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica o morale”.

Nelle opere di Piero Costa non si supera solamente il confine temporale (passato/presente), né quello spaziale (dentro/fuori l'opera), ma anche quello tra sogno e realtà: viene dipinto quindi il pensiero irrazionale dell’artista, a volte ironico, a tratti dissacrante. Come un sogno che riaffiora dall'inconscio, come un ricordo confuso dal tempo, la grande pittura della tradizione viene arricchita di elementi personali, surreali, spostando la riflessione su temi come la moda, lo status sociale e la tecnologia. L'orologio di Giove per esempio, non è un orologio qualsiasi ma un Rolex, simbolo di status quo e potere economico; un tridente del ventunesimo secolo.                                          

P. Costa, Marte
Inaugurazione della personale di Piero Costa:
sabato 11 aprile 2015, ore 18
in via Fiume, 18 a Rovigo

 
 
 
 
momenti dell'inaugurazione della personale di Piero Costa.
Evento su RADIO ROVIGO.NET

lunedì 16 marzo 2015

Giovanni RUSSO

Giovanni Russo allo Studio Arte Mosè
con riflessioni sulla società.
Inaugurata sabato 14 marzo allo Studio Arte Mosè la personale di Giovanni Russo ha riscosso unanime apprezzamento. L’Artista trevigiano ha avuto giovanissimo il suo primo approccio all’arte; a soli sedici anni sentiva un’attrazione indicibile per l’impasto con i colori ad olio. La maturità lo spinse ad usare molteplici tecniche per meglio esprimere le sue tematiche. Con una ventina di opere di indiscussa bellezza, presenti nella mostra, Russo fa emergere una personalissima tecnica. Al primo impatto visivo sembra di gustare una rassegna fotografica con immagini dalle tonalità seppiate, quasi ingiallite dal tempo. In molti casi c’è comunque una rielaborazione di foto che hanno fissato peculiari fatti sociali. Russo utilizza per lo sfondo carta da pacchi ocracea; su questa disegna i soggetti che successivamente definisce con i pastelli neri e altri della scala del  grigio. Gli interventi con il bianco sono tocchi di luce per dare volume ai corpi. La carta vergata favorisce una sorta di trama che ricorda la retinatura di vecchie foto. Solo in due opere l’Artista ha voluto marcare maggiormente le tonalità del verde … il colore che più riporta alla speranza nella terza età. Questo è un argomento più volte trattato nella mostra: l’anziano al parco con il coetaneo dirimpettaio con il quale condivide il buon bicchiere di vino e la frugale merenda con uova sode. Due anziani al dopolavoro ferroviario, colti a condividere la lettura del quotidiano, lasciano trasparire espressioni di pessimismo. L’incertezza del domani è massimamente evidenziata in un’opera che ricorda la miseria durante la depressione americana. Compare l’insicurezza economica e i bimbi smarriti chiedono cibo alle madri. Sono in alcuni casi immagini forti; nella comparazione ieri e oggi, Russo sottolinea il comune denominatore che lega le opere in mostra: le riflessioni sulla società; i temi caldi di Papa Francesco sulla dignità dell’uomo con il lavoro e le povertà nel mondo … E’ smarrito lo sguardo dell’anziano, contadino con la camiciola a quadrettini e la “cicca” tra le labbra, soprattutto se  a fianco, su di una vetrina, campeggia l’inquietante sigla INPS. Sfondi e paesaggi alle spalle dei protagonisti sono delle scenografie all’unisono con i temi sviluppati: i rifiuti sull’acciottolato accentuano il degrado della società consumista. Tuttavia Russo non ha una visione pessimistica del mondo; fa vedere, dopo la denuncia, il desiderio della ripresa e del riscatto. La neve, spesso presente, candida, pulita, monda tutte le sozzure umane  - l’Artista la predilige nelle opere proprio per questa funzione - e rende agli uomini un’immagine di pulizia e di raccoglimento. In questo Giovanni Russo ama confrontarsi con se stesso e trovare l’armonia con l’umanità. Vincenzo Baratella
inaugurazione da sinistra: Giovanni Russo,  giornalista Dott.ssa  Maria Chiara Pavani, Dott. Paolo Avezzù e Dott.ssa Emanuela Prudenziato.
Vincenzo Baratella presenta la rassegna; al centro l'Artista; a destra il Dott. Paolo Avezzù.
Interno con Figure Ferrovieri - 44,5x56 carboncino su carta
INPS, carboncino su carta su tavola 40x30
Terza età 35x49,5 carboncino su carta


domenica 1 marzo 2015

8 marzo in libreria


EMANUELA PRUDENZIATO RITORNA ALLA POESIA CLASSICA.
PRESENTAZIONE DELLA RACCOLTA “RITRATTI”
IN  LIBRERIA PAVANELLO
Un appuntamento di indubbio significato per sottolineare la sensibilità della donna nella ricorrenza a lei dedicata. L’otto marzo è festa laica per ricordare l’importante funzione sociale, economica della donna nella società e non solo; ma per ribadire il ruolo morale della stessa nel contesto familiare. Sensibilità dunque, che in molti casi può essere esibita nella poesia. Ecco dunque il connubio idoneo a celebrare la festa: sensibilità di donna e manifestazione poetica. Sabato 7 marzo, alle ore 18, presso la libreria Pavanello, in via Silvestri, 59 a Rovigo, Emanuela Prudenziato presenta la raccolta di poesie: “Ritratti”. Quella della scrittrice rodigina  è una poesia classica: la lirica per eccellenza, nata con l’uomo, cresciuta tra le colonne ioniche, consolidata nella coscienza della polis ateniese, continuata nei cenacoli latini, ripresa dalle accademie … evergreen. L'accostamento di parole  e di suoni, la melodia, il ritmo, l’ onomatopea del lemma classico contro lo spergiuro futurista esaltato. Prudenziato Emanuela, insegnante di lettere al liceo Celio-Roccati di Rovigo, riprende i lirici greci; i primi, i puri,  individualisti… spontanei nel godere sensazioni ineguali  prodotte dal gorgoglio delle acque, dall'argento delle nubi, dal brusio nell’agorà, dal frusciare di foglie, dall'incommensurabile dono dell'orizzonte. Emanuela usa una poesia breve, ermetica nei volumi, immediata; forse anche di getto nel cogliere emozioni dalla natura. Dalla rilettura nell'indubbio piacere del riprovare il provato, si riassapora  la tenue giostra di termini come si evince nelle liriche di Alcmane, di Saffo, di Anacreonte e di Alceo. La lettura della silloge fa gustare i soliloqui con la natura e la rievocazione del ricordo: perpetui sentimenti, mossi  da fili invisibili nella ragnatela del creato. Una lirica altamente melodiosa, di trasporto; classica dunque nel ridare  il bello dalla  bellezza. Sono in effetti ritratti della natura e della poetessa. La raccolta esclude le vicissitudini della vita. Si respira aria leggera. Il fruitore non si sente ancora una volta gravato dal pessimismo, dalla triste condizione umana, dal destino ineluttabile dell'uomo, da sentimenti mancati, dalle pene d’amore. Emanuela trasporta all'incantamento, così come deve essere, con lo stesso scopo per il quale è nato il carme.   Vincenzo Baratella                                                          

L'Autrice, prof.ssa Emanuela Prudenziato.


lunedì 9 febbraio 2015

OSVALDO FORNO

OSVALDO FORNO: di  sola  matita






DI   SOLA  MATITA

Ha un’acredine profonda. Palesemente graffiato dentro da una rabbia non contenuta, capace di esplodere contro coloro dai quali attendeva il meritato plauso. Osvaldo è il figlio incompreso, come già altri, di una Rovigo folcloristicamente contadina e pettegola. Osvaldo soffre l’indifferenza da chi auspicava corrispondenza d’interessi intellettivi al fine di esibire la sua opera. Una ricerca evolutiva che inizia negli anni sessanta. Nasce a Rovigo nel 1939; si presenta sulla scena artistica a vent’anni. Consegue il diploma all’Istituto d’arte di Castelmassa e successivamente insegna al Dosso Dossi di Ferrara. La sua è stata una continua ricerca tra gratificazioni e non corrisposti apprezzamenti coevi. Numerosi i riconoscimenti nelle rassegne italiane, padane e cittadine: premi a Copparo, San Benedetto Po, a Ferrara, alla Biennale di Venezia. La Cassa di risparmio di Padova e Rovigo acquisisce opere; alcune figurano al Magi di Pieve di Cento. Notevole la menzione di Margonari e l’inserimento nella storia dell’arte del Novecento redatta da Giorgio di Genova. Forno ha deciso di rimettersi in gioco nella personale allo Studio Arte Mosè con la strumentazione comunicativo-espressiva che caratterizza l’abilità dell’artista: la matita. Con essa non è possibile equivocare; la capacità emerge senza la mediazione della parola critica … il risultato è visibile, irrefutabile. La matita, sorta di primitiva bacchetta magica, segna la qualità dell’artista, senza concorrenze sleali. In effetti le arti del secolo appena passato hanno partorito gameti sterili: assurde sperimentazioni, informali senza neuroni pilota, computer art  per tirare forme e colori … Dopo la generazione critico-pensante degli anni settanta, la ripetizione. L’artista rodigino ha segnato il suo tempo. E’ stato  ricercatore all’occorrenza con l’entusiasmo di indagare, scoprire, proporre. E’ approdato a estrapolare idee sulla spazialità, dentro – fuori, sulle forme tra senso e non-sense, tra volumi e concettualismo. Osvaldo Forno riafferma l’abilità, oltre all’idea, con la sola matita; è in buona sostanza il mettersi in mostra come artista completo, capace di esprimersi con il mezzo più elementare e povero in arte. Manifesta l’esigenza di varcare il limite dell’incomprensione. La grafite dà segno netto, preciso, deciso, morbido, velato; tratto su tratto l’oggetto della comunicazione diventa reale, quasi palpabile. E’ una rassegna omogenea sotto il profilo tecnico quella allo Studio Arte Mosè; una quindicina di nature morte per riassaporare il gusto dell’oggetto e la perizia tecnica di Osvaldo. Le opere non eludono l’esperienza maturata in oltre mezzo secolo di attività artistica. Le cose della quotidianità danno rilievo all’abitudine di conservare ciò che richiama  affetti passati. Nature morte sulla carta, ma vive nel cuore poiché producono ricordi nell’associazionismo del pensiero. Sono i frutti, le tazze,  le cuccume, i fiori nel vecchio vaso di Murano e la manciata di pennelli nel consumato barattolo Ristora; elementi puliti, curati, trattati in punta sottile di mina, composti su tavoli improbabili, quasi d’anatomia; il tutto collocato in uno scenario di proiezioni optical fantastiche. Giochi di chiaro – scuro per delineare contorni e guidare le luci. Sono mele luccicanti, teiere di candida maiolica, più del biancore del foglio. Seguono i corollari: le stoffe, le tovaglie, i canovacci, messi a morire contorti, stropicciati, soffici su piani e orizzonti che la sola prospettiva verso “infiniti spazi e sovrumani silenzi” può esibire. Osvaldo con l’idillio leopardiano ritrova la sua stagione viva, produttiva, attuale contro momenti di sofferta, incompresa introspezione.                                       
Vincenzo Baratella

quattro momenti dell'inaugurazione mostra
 

La giornalista Irene Giolo, collaboratrice di remweb, ha incontrato l’artista Osvaldo Forno e le sue opere “di sola matita”:

Così semplice all’apparenza, ma così bella ed affascinante da restarne rapiti… Di fronte alle opere di sola matita di Osvaldo Forno, esposte dal 21 febbraio al 12 marzo 2015, presso lo Studio Arte Mosé di Rovigo non si può non restare incantati.
La meticolosità, la precisione e costanza con cui, oggetti semplici, quotidiani sono rappresentati dall’autore rubano lo sguardo e il cuore dell’osservatore.
Gli oggetti ritratti a colpo d’occhio non appaiono surreali, astratti (come ci si potrebbe aspettare dall’arte di Forno) ma concreti, talmente reali che sembrano uscire fisicamente dalla tela, vengono posti in primo piano, innalzati su tavolini, e si offrono in tutta la loro bellezza e veridicità.
Qual è allora il senso della mostra? E’ lo stesso autore che me ne parla.
Osvaldo Forno, che ho avuto il piacere di conoscere e con il quale mi sono intrattenuta un po’ aconversare, si presenta come una persona forte, caparbia, profonda, onesta, che crede fermamente nelle proprie idee e capacità. Ha sempre avuto un rapporto contradditorio con la città di Rovigo ma la sua arte deve molto all’ambiente rodigino e polesano: «Due sono le fortune di un artista nato in Polesine» - dice Forno - «la prima è la nebbia (una volta durava mesi) che permette di evadere, sognare, viaggiare con la fantasia e di realizzare opere straordinarie, la seconda la vicinanza a due fiumi, l’Adige e il Po, che ci uniscono e ci legano profondamente alla nostra terra».
L’artista ha sperimentato per tutta la sua vita tecniche e stili diversi, al fine di indagare al meglio e nel modo più profondo la realtà circostante, il rapporto tra l’uomo e la natura (spesso contradditori e in lotta), l’ambiente e la civiltà sia contadina sia urbana.
Un’indagine che, durante la sua carriera, lo ha portato a realizzare molte opere surreali, complesse, graffianti, emozionanti e ricche di pathos, le quali travolgono chi le osserva e ne comprende il vero significato.
Dopo aver utilizzato diverse tecniche e materiali per la creazione delle sue opere torna qui, con questa personale, all’uso della semplice matita: una «sorta di primitiva bacchetta magica» - come la definisce Vincenzo Baratella nella presentazione della mostra – con la quale Forno, compie una vera e propria rivoluzione contro «le incapacità tecniche e storiche degli artisti attuali» che si auto dichiarano all’avanguardia e “moderni”, ma che in realtà realizzano solo opere monotone e prive di essenza. Egli, al contrario, con un mezzo povero e semplice è capace di farprovare emozioni passate, magari dimenticate, che ritornano a galla, dove l’anima prova un sobbalzo e ci fa fermare a riflettere.
Le opere (circa una quindicina) rappresentano tutte nature morte: in primo piano vengono posti gli oggetti della quotidianità, che spesso si ripetononei vari quadri; gli oggetti hanno lo scopo di richiamare alla mente concetticome quello della semplicità, dell’abitudine, dellaroutine passata, che ogni giorno rischia di essere dimenticata. Ecco che l’artista ci offre limoni, mele, teiere e tazze, pennelli, occhiali da vista, palline da pingpong, cuccume, vasi contenenti foglie di maioliche accartocciate su se stesse. Tali oggetti sono lavorati con una precisione anatomica, il tratto è così netto, deciso ma anche morbido da farci venire voglia di prenderli in mano e quasi sembra di sentire il profumo dei limoni… Le composizioni si stagliano su particolari sfondi di optical art e i motivi appaiono quasi ossessivi nel loro ripetersi (spesso l’artista usa il motivo della scacchiera). Colpiscono molto questi sfondi particolari realizzati come se volessero narrare un racconto dentro un altro racconto, testimoni di una storia passata, nascosta, enigmatica, ma che incarna significati precisi.
Infine fanno da corollario le stoffe, i canovacci, le tovaglie a quadri (dove il motivo della scacchiera viene ripreso) stropicciati e accartocciati su se stessi in una sorta di spazio che sembra dilatarsi all’infinito, oltre l’orizzonte.
Ogni quadro racchiude lo studio, la passione, la voglia di capire la realtà tipiche di Osvaldo Forno. Si tratta di opere concrete ma solo in apparenza. E’ lo stesso autore a mettermi in guardia: gli oggetti che egli ha disegnato sono sicuramente “reali”, in quanto divengono portavoce di una realtà concreta, ossia quella contadina, povera economicamente dai valori forti e intaccabili ma, al contempo, si trasformano in oggetti sublimi, ideali, simboli di un’idea o concetto che va oltre la realtà fisica e ci fanno cogliere le sfumature, nonché i veri significati e l’autenticità della vita.
C’è la necessità di fermarsi: abbiamo bisogno di tornare indietro, di rivedere la nostra storia e le nostre origini, perché solo così possiamo vivere meglio il presente. Finché parlavamo mi ha colpito molto una sua frase: «Io non guardo mai al futuro perché quello non lo conosco. Guardo sempre al passato perché quello l’ho vissuto e solo da esso posso imparare a migliorare e ad andare avanti. Inoltre sono convinto che, in tempi così duri e aspri, solo la bellezza (come l’arte) ci può ancora salvare».
Un ringraziamento particolare lo vorrei rivolgere all’artista stesso che mi ha permesso di entrare nel suo mondo e nella sua arte straordinaria e ai due coniugi Vincenzo Baratella ed Emanuela Prudenziato per avermi accolto nel loro Studio e avermi fatto sentire a casa.

Giolo Irene

Personale di Osvaldo Forno  allo Studio Arte Mosè

Via Fiume 18,  ROVIGO

Dal 21 febbraio 2015 al 12 marzo 2015

Orario: tutti i giorni feriali dal lunedì al venerdì dalle 16,30 alle 19,30.
L'artista Osvaldo Forno; sotto alcune sue opere a matita
“Il tè è servito” (titolo dato da me in quanto ognuno in questa mostra deve essere libero di dare le proprie interpretazioni, così come mi ha suggerito lo stesso autore). Sempre oggetti semplici che rimandano ad un’azione così “banale” come quella di bere un tè ma che oggi quasi è assurda da fare. Siamo sempre di corsa e per fermarsi ad assaporare questa bevanda, magari in compagnia,  è quasi improponibile. Colpiscono le due palline in primo piano che apparentemente contrastano con la composizione. In realtà l’artista le raffigura in quanto adora giocare a pingpong. Infine la tovaglia, a scacchi grandi, ricorda le tipiche tovaglie di una volta, che alcuni dei nostri nonni ancora possiedono nei cassetti. (Dott:ssa Irene Giolo)

“Profumo”, una delle opere più significative in mostra. Rappresenta tre oggetti simbolici: due mele poste in primo piano rispetto alla boccia di profumo richiamano il passato dell’artista. Egli infatti era solito mettersi in tasca delle mele che trovava dappertutto; il profumo, invece, rimanda all’oggi, al presente, all’effimero e alla materialità e contrasta con la semplicità delle mele.( Dott.ssa Irene Giolo)